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Come l’Omeopatia può risolvere i problemi delle tue gambe

Con l’avvicinarsi della stagione estiva e con l’innalzamento delle temperature, piccoli fastidi alle gambe, che magari durante l’inverno vengono tollerati (più o meno bene), vengono fuori prepotentemente.

Chi lavora, come me, sette otto ore al giorno in piedi ha già capito che stiamo parlando di insufficienza venosa, un disturbo molto diffuso che colpisce tra il 30 e il 40% della popolazione adulta.

Le gambe possono risultare gonfie a causa di un aumento di pressione nelle vene e dell’assorbimento linfatico che il nostro organismo mette in atto per compensare la bassa capacità di pompaggio del sangue verso il cuore.

In alcuni casi può manifestarsi anche dolore alle gambe avvertito al momento di alzarsi in piedi o poco dopo.

Il gonfiore può estendersi poi anche alle caviglie e le gambe possono essere avvertite come stanche o pesanti.

Ci possono essere anche vene varicose, vene superficiali delle gambe che si sono dilatate a causa della  perdita di elasticità delle proprie pareti e che non riescono a pompare più il sangue verso l’alto.

Altre condizioni  si manifestano poi solo in caso di malattia avanzata, come ad esempio l’oscuramento della pelle dovuto alla stasi dei globuli rossi, allergie, infiammazioni e infezioni ricorrenti della pelle.

L’insufficienza venosa cronica e tutte le sue manifestazioni sono causate dall’incapacità delle vene delle gambe di pompare un volume di sangue sufficiente.

Quando stiamo in piedi, il sangue per risalire verso il cuore deve vincere la forza di gravità e questo è possibile soprattutto grazie al lavoro muscolare dei polpacci. I muscoli si contraggono e spingono il sangue verso il cuore e, quando si rilassano, le valvole che si trovano all’interno delle vene si chiudono per impedire il reflusso del sangue. Questo sistema è detto POMPA VENOSA.

Segue chiaramente che se i muscoli rimangono sempre rilassati, la pompa muscolare non funziona, il sangue rimane nelle vene e non viene pompato verso il cuore e da qui inizia tutta la serie dei sintomi descritti in precedenza.

E’ quindi chiaro che il primo nemico dell’insufficienza venosa è la sedentarietà, anche se ci possono essere dei soggetti predisposti geneticamente. Molta attenzione devono fare anche soggetti obesi con una storia di trombosi venosa profonda che può provocare indebolimento delle pareti e danni alle valvole.

 

Quali sono i fattori di rischio dell’insufficienza venosa cronica?

Abbiamo già parlato di una certa predisposizione genetica ai disturbi della circolazione periferica (che in omeopatia terremo ben presente e chiameremo diatesi o tendenza patologica).

Altri fattori che aumentano il rischio di insufficienza venosa cronica sono:

  • obesità
  • gravidanza
  • mancanza di esercizio fisico
  • fumo
  • stare in piedi o seduti per lunghi periodi di tempo

 

Quindi se è vero che la predisposizione è un fattore importante, altrettanto lo sono lo stile di vita e le corrette abitudini.

Se non si interviene per tempo, questa problematica può evolvere in altre condizioni più pericolose. Vediamone alcune.

La trombosi venosa profonda è determinata dalla formazione di coaguli di sangue all’interno delle vene profonde che bloccano il flusso del sangue verso il cuore. Può essere dovuta ad una lesione del rivestimento della vena, all’eccessiva coagulazione del sangue o al rallentamento del flusso ematico al suo interno.

La flebite è caratterizzata da gonfiore ed infiammazione di una vena superficiale o profonda. L’infiammazione può causare anche la formazione di coaguli e di conseguenza lo sviluppo di trombosi venosa profonda.

Quando si parla di trombo-flebite si intende una condizione caratterizzata da dalla formazione di trombi accompagnata dall’infiammazione della vena.

Le vene varicose si formano in genere a causa di una eccessiva debolezza delle pareti delle vene superficiali che finiscono per perdere elasticità e dilatarsi.

Con il progredire della stasi sanguigna, si va incontro ad una alterazione del microcircolo periferico. I capillari aumentano la loro permeabilità, provocano la fuoriuscita di globuli e molecole di grandi dimensioni nei tessuti circostanti con un accumulo di materiali di scarto e conseguente cattiva ossigenazione tissutale.

 

Quali sono le principali terapie a disposizione?

Iniziamo sempre col valutare quali sono i farmaci o rimedi che mette a disposizione la medicina tradizionale.

  • Terapie farmacologiche anti aggreganti a base di eparine a basso peso molecolare vengono utilizzate ai fini di prevenire la trombosi venosa profonda. Le eparine  vengono iniettate per via sottocutanea ogni 24 ore per circa cinque giorni o finché il medico non istituirà una adeguata terapia anti coagulante orale.Principali effetti indesiderati: emorragia e trombocitopenia, reazione nella sede di iniezione.
  • Warfarin e farmaci anticoagulanti antagonisti della vitamina K, sono utilizzati nella profilassi e nel trattamento delle trombosi venose profonde. Impiegano almeno 48-72 ore per sviluppare pienamente il loro effetto. Si possono somministrare insieme alle eparine. Controindicati in gravidanza (sono teratogeni), in caso di ulcera peptica e ipertensione grave.Principali effetti collaterali: emorragia e ipersensibilità, rash cutaneo e, dopo uso prolungato, alopecia, diarrea, riduzione dell’ematocrito.

Poi ci sono farmaci a base di principi attivi di origine vegetale, quali ad esempio la diosmina, la rutina e l’esperidina.

  • La cumarina viene estratta da piante del genere meliotus. Questa sostanza è capace di degradare sostanze presenti nel liquidi accumulati tra un vaso e l’altro, di accelerare il drenaggio linfatico e di aumentare il tono dei vasi venosi e linfatici.
  • L’escina, estratta dall’ippocastano, contrasta la formazione di edemi e gonfiori normalizzando la permeabilità capillare. Ha in più attività anti infiammatoria.
  • Antocianosidi, flavonoidi, tannini, catechine, estratti di vite rossa, presentano attività protettrice sui capillari , antiedemigena e venotonica.
  • La centella asiatica migliora invece le alterazioni della parete venosa e protegge l’endotelio venoso.

Rispetto ai farmaci di sintesi, queste sostanze di origine vegetale hanno tre vantaggi:

  1. Possono essere estratte con costi minori, favorendo conseguentemente l’aderenza alla terapia da parte del paziente (chi ci soffre, ci soffre a vita…);
  2. Presentano un ottimo profilo di sicurezza e possono essere impiegate per tempi lunghi (vedi sopra);
  3. Prevengono le possibili complicazioni e stabilizzano la situazione.

 

Perché può essere utile l’Omeopatia?

Abbiamo visto che le patologie circolatorie periferiche possono essere scatenate da diversi fattori, alla cui base c’è comunque una certa predisposizione genetica e che i trattamenti tradizionali si limitano a tamponare i sintomi (trattamenti d’urgenza) e a stabilizzare l’infiammazione.

I rimedi omeopatici possono entrare in gioco a più livelli, almeno un livello sintomatico ed un livello cronico (con la speranza, se non siamo arrivati troppo tardi, di poter riequilibrare quella predisposizione ereditaria alla patologia venosa).

Sotto stretto controllo del medico omeopata sarebbe possibile impostare anche una terapia anticoagulante, volendo anche d’urgenza.

Iniziamo col dire che il metodo omeopatico costituzionale individua, nel campo delle patologie circolatorie, due principali tendenze patologiche (diatesi): quella che va sotto il nome di Tubercolinismo e quella, sicuramente più grave, che va sotto il nome di Luesinismo.

Conseguentemente, i soggetti più colpiti da questo tipo di disturbi saranno soggetti appartenenti alle costituzioni in cui queste tendenze patologiche sono maggiormente rappresentate, cioè dire, rispettivamente, costituzioni  fosforiche e sulfuriche .

I fosforici sono portatori di tubercolinismo (stasi venosa, insufficienza venosa, geloni e cianosi all’estremità);

i sulfurici, sono  portatori di luesinismo, tendenza patologica che porta, nel nostro caso, a perdita di elasticità dei tessuti, lassità e sclerosi.

 

Queste predisposizioni costituzionali sono  facilmente verificabili a livello familiare.

Intere famiglie soffrono di problemi di circolazione periferica, così come intere famiglie soffrono di emorroidi, così come intere famiglie soffrono di vene varicose o presentano storie di interventi chirurgici più o meno importanti.

Si potrà intervenire, quindi,  con medicinali omeopatici profondi, prescritti dal medico, sulla base della costituzione e delle tendenze patologiche del soggetto al fine di neutralizzarle e quindi, per il riequilibrio della diatesi tubercolinica, verranno utilizzati maggiormente rimedi quali:

  • PULSATILLA
  • SEPIA
  • LYCOPODIUM
  • HAMAMELIS
  • ZINCUM

Mentre, per soggetti per lo più sulfurici, in cui prevale la diatesi luesinica verranno utilizzati:

  • LACHESIS
  • CALCAREA FLUORICA
  • FLUORICUM ACIDUM

 

Il rimedio unitario, se scelto adeguatamente, velocizza di molto il decorso, diminuisce i sintomi ed agisce sulle cause.

Il rimedio composto associato all’allopatia copre una serie di sintomi rispetto  al farmaco allopatico che solitamente agisce su uno solo.

Tramite l’uso dell’omeopatia, si può agire anche di prevenzione o si può intervenire sui sintomi dell’insufficienza venosa sempre con ottimi risultati. Rimane il limite delle vene varicose dove il tessuto elastico delle vene ha ormai ceduto e non è più possibile riequilibrare niente, ma si può sicuramente bloccare la patologia ed evitare che progredisca.

Possiamo agire in acuto

  • sia sui singoli episodi di flebite o di trombo flebite, anche aiutando le tradizionali terapie allopatiche a base di anticoagulanti e flavonoidi,
  • sia sugli episodi di insufficienza venosa cronica, come supporto nel caso in cui i fastidi si protraggano ad esempio per alcuni mesi (come ad esempio d’estate) o a causa di alterati stili di vita (ad esempio un nuovo lavoro o un cambio di mansione).

 

Vediamo alcuni dei principali rimedi omeopatici sintomatici utilizzabili nell’insufficienza venosa.

Arnica montana: (gambe pesanti e stanche):  aumenta la circolazione del sangue e l’attività cardiaca. Molto utile in soggetti che stanno spesso in piedi, nei pazienti con varici grandi, nelle donne in gravidanza con vene varicose aggravate dalla gravidanza, ecchimosi (lividi) al minimo urto, sensazione di dolore e contusione.

Hamamelis virginiana:(vene dilatate e dolorose): vene varicose, larghe, dolenti, irritate e pungenti,  peggiorate in gravidanza e con le  mestruazioni.

Pulsatilla:  disturbi della circolazione venosa: vene varicose, dilatazione venosa, pelle delle gambe o il viso chiazzata e bluastra, congelamento. Stasi venosa essenziale,   pelle bluastra il cui aspetto è marmorizzato.  Il soggetto peggiora con il calore e migliora all’aria fresca.

Sepia: utilizzata in caso di gambe pesanti, quando la situazione peggiora stando  in piedi o calpestando qualcosa e migliora quando il soggetto è  disteso o compie esercizi veloci. Grandi pacchetti di vene varicose . Sepia è un importante rimedio venoso, le gambe sono pesanti, come paralizzate dopo il sonno. I sintomi peggiorano al mattino e alla sera, prima e durante le mestruazioni.

Zincum metallicum: è un medicinale omeopatico usato in flebologia per la sindrome delle gambe senza riposo con varicosità. Formicolii gambe e piedi, dolori brucianti lungo la tibia. Crampi notturni.

Vipera rediin caso di gonfiore periferico (edema)  e infiammazione, associati con le gambe pesanti ,peggiorato  con le gambe  penzolanti. Rimedio ad azione anticoagulante, da utilizzare sempre a basse diluizioni (5-9 CH).

 

Chiudiamo poi con una sorta di protocollo omeopatico da utilizzare durante gli episodi acuti, come ad esempio una tromboflebite.

Si tratta di un mix di tre farmaci omeopatici, che somministrati insieme nell’arco della giornata, copre la maggior parte dei sintomi di cui abbiamo chiacchierato fino ad ora e funzionano a bassa diluizione un po’ su tutte le costituzioni.

Utilizzeremo pertanto:

  1. Pulsatilla, un rimedio tubercolinico per combattere la stasi venosa,
  2. Mercurius Solubilis, un rimedio luesinico che agisce sulle varici e sulle vene varicose (entrambi agiscono sul fenomeno infiammatorio) e
  3. Vipera Redi che è un rimedio anticoagulante.

 

Patologia acuta (tromboflebite)

PULSATILLA 5 CH 3 granuli due volte al dì

+

MERCURIUS SOLUBILIS 5 CH 3 granuli due volte al dì

+

VIPERA 5 CH 3 granuli una volta al dì

 

E’ chiaro che, anche se si tratta di un protocollo, è sempre bene discutere con il proprio medico o farmacista per capire se c’è la possibilità di personalizzarlo maggiormente sulla base dei propri sintomi  e valutare eventuali rischi legati alla concomitanza di altre terapie in corso.

 

Leggi anche:

Insufficienza Venosa: Prevenzione e Trattamenti Naturali

Questo articolo è edito solo a scopo divulgativo, non rappresenta in alcun modo una sollecitazione all’ auto-medicazione.
I farmaci omeopatici non hanno, in Italia, indicazioni terapeutiche approvate.
Non interrompere MAI terapie farmacologiche tradizionali senza aver prima consultato il proprio medico curante o specialista di riferimento. 
Ricorda che per curare qualsiasi problema relativo alla tua salute o a quella dei tuoi cari, devi rivolgerti sempre al tuo medico o al tuo farmacista.

Omeopatia e Menopausa

La menopausa è un evento fisiologico della vita della donna, in cui, in seguito alla cessazione della funzione ovarica e, quindi, del periodo di fertilità, scompaiono le mestruazioni. 

In realtà, la scomparsa delle mestruazioni è uno dei segni più evidenti che avvengono nel corpo della donna, ma non di certo l’unico.

 Clinicamente la diagnosi di menopausa si pone quando una donna non ha più mestruazioni da 12 mesi consecutivi, termine oltre il quale la donna può sospendere qualsiasi forma di contraccezione.

Quali sono i sintomi principali?

La diminuzione progressiva della produzione di ormoni femminili (estrogeni e progesterone), rappresenta la causa di tutti i sintomi che caratterizzano la cosiddetta “sindrome climaterica”. Si tratta di una serie di manifestazioni di carattere generale, che si presentano con intensità differente da soggetto a soggetto.

Possiamo dividere, ad esempio, tra sintomi acuti, sintomi intermedi e sintomi tardivi.

 

 SINTOMI ACUTI compaiono prima della menopausa vera e propria e tendono a regredire dopo 2-3 anni e tra questi ricordiamo:

  • fenomeni vasomotori: vampate di calore, aumento di intensità e frequenza del battito cardiaco (cardiopalmo), sudorazioni notturne; 
  • fenomeni neuropsichici: facile irritabilità, oscillazioni dell’umore, depressione, cefalee, insonnia, diminuzione del desiderio sessuale.

SINTOMI INTERMEDI  sono quelli legati all’invecchiamento di cute, mammelle e apparato urogenitale:

  • secchezza generalizzata, desquamazione, rughe profonde, perdita di turgore del seno, unghie fragili, capelli secchi, sindrome dell’occhio secco, maggior predisposizione a prolassi uterini e/o vescicali, incontinenza urinaria, incontinenza da sforzo, diminuzione del tono muscolare.
  • tendenza ad aumentare peso, meccanismo fisiologico, da considerare come una sorta di protezione naturale. Il grasso corporeo, infatti, consente all’organismo di trattenere più a lungo gli estrogeni; 

SINTOMI TARDIVI sono i più pericolosi, in quanto possono causare danni irreversibili:

  • osteoporosi 
  • malattie cardiovascolari.

 

Quali terapie a disposizione?

ll periodo in cui la donna vive nello stato di menopausa comprende una buona parte della sua vita complessiva. La convivenza, quindi, con i sintomi descritti in precedenza è decisamente lunga!

Recenti studi ci dicono che le donne che cercano un sollievo, una possibile cura durante questo periodo della vita sono soltanto il 10%.

In realtà è possibile vivere meglio con la menopausa, vediamo come è possibile intervenire.

Le terapie tradizionali comprendono:

la terapia ormonale sostitutiva,rappresentata da estrogeni e/o progesterone. Si tratta di una terapia efficace nel ridurre l’intensità dei fenomeni vasomotori (vampate di calore e sudorazione eccessiva), ma può determinare un aumento del rischio di insorgenza di tumori alla mammella, dell’utero, di ictus e di eventi trombo- embolici;

i trattamenti bioterapici : esistono piante medicinali e fito-estratti che hanno rivelato una significativa efficacia ed un ottimo grado di tollerabilità. I trattamenti bioterapici che hanno dimostrato avere l’efficacia maggiore sono in maniera particolare quelli ad elevato contenuto di isoflavoni (sostanze vegetali che simulano l’attività degli estrogeni, contenuti nella soia e nel trifoglio pratense).

Gli integratori a base di isoflavoni da trifoglio rosso e soia sono indicati nelle donne in menopausa per:

  • alleviare i sintomi della menopausa, quali vampate e ipersudorazione notturna;
  • mantenere il buono stato di salute delle ossa;
  • conservare i giusti livelli di colesterolo ematico;
  • contribuire alla prevenzione del tumore al seno e all’utero;
  • mantenere uno stato di benessere, senza provocare aumento di peso.

Queste terapie, nella maggior parte dei casi, sono del tutto insufficienti a coprire la maggior parte dei sintomi, motivo per cui, la maggior parte delle donne li abbandona e preferisce tenersi i fastidi nella speranza che passino presto.

 

Terapie complementari

L’Alcalinizazione.

una cosa piuttosto efficace, ma di cui molti medici e farmacisti non conoscono nemmeno l’esistenza, è la possibilità di consigliare alle pazienti in menopausa o pre- menopausa uno screening del pH delle urine che ci dà un’idea del grado di acidosi metabolica del loro organismo.

Con il ciclo mestruale infatti, buona parte dell’ “acidità” accumulata dall’organismo (per cause metaboliche, ormonali, legate all’alimentazione e a quant’altro) durante tutto il mese è come se venisse buttata fuori. Cessando il ciclo mestruale, è come se tutta l’ “acidità” rimanesse intrappolata nell’organismo femminile, contribuendo a buona parte dei sintomi della menopausa.

Come si effettua questo test? Semplice, bisogna solo procurarsi un contenitore per la raccolta delle urine e un kit di strisce reattive sensibili al pH tra 5 e 8. Un paio di volte al giorno si procede a raccogliere le urine e ad immergervi dentro una striscia reattiva e appuntare su un foglio il risultato.

Se nella maggior parte delle misurazioni si è ottenuto un valore sotto pH 6,5 allora, verosimilmente, il nostro organismo si trova in una condizione di acidosi metabolica.

Sarà necessario correggere in primis l’alimentazione, introducendo cibi che abbiano PRAL (Potential Renal Acid Load) più basso o addirittura negativo (esistono tabelle specifiche che si possono facilmente scaricare da siti specializzati).

Successivamente, se i risultati tardano ad arrivare, è possibile assumere per una paio di settimane almeno un integratore alcalinizzante.

L’acidosi metabolica in  menopausa è un fenomeno da non sottovalutare.  A lungo andare, il nostro organismo si difende da questa condizione mettendo in atto sistemi tampone che coinvolgono il metabolismo osseo e andando,di fatto, ad impoverire la massa ossea e accelerando il processo di osteoporosi.

 

L’aiuto dell’Omeopatia

L’aiuto dell’omeopatia può risultare utile in tutte le fasi della menopausa e può aiutare a coprire sintomi particolarmente fastidiosi, che magari, anche chi ha utilizzato già altre terapie, non è riuscito a coprire.

Si può impostare una terapia di fondo individualizzata e cucita sul singolo soggetto oppure si può ricorrere a rimedi unitari o complessi da usare come sintomatici.

Anche in questo caso, si può ricorrere all’omeopatia quando la medicina tradizionale smette di dare risposte o non è capace di coprire tutti i sintomi.

 

Vediamo insieme quali sono i principali rimedi da utilizzare per curarsi con l’omeopatia e facciamolo individuando le diverse classe di disturbi che maggiormente affliggono le donne in questa fase della loro vita.

All’inizio si possono avere frequentemente delle turbe mestruali, più precisamente quelle che si chiamano menorragie (cioè un’eccessiva perdita di sangue durante la fase mestruale del ciclo, sia eccessiva che prolungata rispetto alla normale durata e intensità fisiologica) o metrorragie ( un sanguinamento uterino atipico abbondante e protratto che avviene durante l’intervallo tra due mestruazioni consecutive).

Alcuni rimedi omeopatici possono essere utili in questa fase molto delicata che spesso le donne, ancora non pronte ad accettare l’idea di entrare in menopausa, scambiano per un ritardo del ciclo.

Per facilità possiamo dividere i rimedi omeopatici da utilizzare in questa fase sulla base del colore del sangue emorragico.

Se c’è sangue per lo più scuro

  • accompagnato da astenia intensa possiamo prendere in considerazione l’utilizzo di China, 
  • mentre se si manifestano contemporaneamente dolori e c’è un miglioramento generale col fresco, il rimedio potrebbe essere Secale Cornutum.

Se invece il sangue è rosso vivo potranno esserci utili:

Sabina, se contemporaneamente ci sono dolori uterini,

Trillium Pendulum, se si ha tendenza alla lipotimia (una sensazione di improvvisa debolezza che non comporta la completa perdita della coscienza),

Erigeron Canadese (rimedio utile per le emorragie primariamente, ma non esclusivamente, uterine che sono peggiorate dal movimento) se contemporaneamente si hanno problemi urinari o emorroidali.

 

Turbe Circolatorie

Le vampate di calore sono tra i sintomi acuti più fastidiosi e possono essere localizzate:

-alla testa e in questo caso potremo utilizzare

  • Belladonna, se ci sono pulsazione alle carotidi (anche con mani e piedi freddi),
  • Glonoinum, con pulsazioni alla regione cardiaca molto forti e visibili,

– alla faccia:

  • Lachesis: con sudorazione,
  • Phosphorus, che partono dallo stomaco,
  • Sepia, che peggiorano al mattino,
  • Sulphur, (o tutto il corpo) che peggiorano la notte,

– con arrossamenti circoscritti sulle guance: Sanguinaria Canadensis.

 

Pesantezza delle Gambe: utilizzeremo in questi casi rimedi classici di circolazione periferica tipo:

  • Vipera, se c’è sensazione di peso agli arti inferiori,
  • Arnica, in caso di ecchimosi spontanee e traumatiche,
  • Hamamelis, in caso di vene varicose larghe, dolenti, facilmente irritate e pungenti, 
  • Fluoricum Acidum, vene varicose con sensazione di peso con bruciore che migliora col freddo.

 

Per l’ Ipertensione climaterica potremo utilizzare rimedi classici di ipertensione tipo:

  • Ignatia, se c’è psicologicamente ipersensibilità (dispiaceri, delusioni d’amore, offese, …)  o isteria,
  • Nux Vomica, per donne in carriera competitive, impazienti, ambiziose ed energiche,
  • Aurum metallicum,  in caso di palpitazioni, depressione, con sintomi che migliorano alla sera,
  • Strontium Carbonicum, in caso di debolezza, depressione, e miglioramento generale col caldo.

 

Turbe Osteo Articolari – si sceglierà in questo caso il rimedio sulla base delle modalità con cui i dolori si presentano:

  • Sulphur Iodatum, dolori articolari e muscolari con bruciore interno,
  • TR, se i dolori sono peggiorati dal tempo freddo umido e soprattutto di notte,
  • Bryonia, se i dolori migliorano stando fermi,
  • Rhus Toxicodendron, se  i dolori migliorano col movimento,
  • Kalium carbonicum, donne appartenenti a costituzione carbonica, intossicate e freddolose,
  • Natrum Sulphuricum, in caso di obesità, peggioramento con l’umidità e depressione,
  • Silicea, se il soggetto tende alla magrezza e alla de-mineralizzazione,
  • Caulophyllum, decalcificazioni e osteoporosi con artrite soprattutto alle dita delle mani.

 

Turbe Psichiche: possono verificarsi due condizioni, irritabilità e depressione.

Se c’è irritabilità i rimedi da utilizzare saranno:

  • Nux Vomica, per donne in carriera competitive impazienti ambiziose ed energiche, rabbiose se contraddette,
  • Sulphur, per individui estroversi, disordinati, critici, che piangono in menopausa,
  • Chamomilla, se c’è rabbia, irritabilità, avversione ad essere toccate, sensibile al dolore.

 

Se predomina, invece, la depressione potremo utilizzare:

  • Aurum metallicum, in donne serie, malinconiche, che migliorano con la musica e soprattutto la sera,
  • Thuya, se c’è una condizione di bassa autostima, in donne che  non si sentono attraenti, se ci sono idee fisse o se insiste una certa paura dei tumori,
  • Sepia, per donne psicologicamente dure e indifferenti, sarcastiche,  tristi, che fuggono per la compagnia,
  • Natrum Muriaticum, donne d’aspetto magro e serio, responsabili, pignole, che tende a rimuginare sui dispiaceri del passato,
  • Causticum, donne idealiste e ribelle (può esserci anche anchilosi),
  • Conium, donne chiuse, dure, spesso nubili.

 

Come scegliere il rimedio omeopatico giusto?

Il rimedio andrebbe scelto sulla base di diversi criteri.

Sicuramente si partirà dal sintomo predominante (che magari non si è riusciti a tenera a bada con altre terapie) o che risulta essere quello principale fonte di fastidio per la donna.

Si possono abbinare sicuramente più rimedi  a patto che non siano incompatibili tra loro.

C’è anche  la possibilità di abbinare delle terapie “sintomatiche” per tenere a bada i singoli sintomi man mano che si presentano,  a terapie “di fondo” che aiutino a ritrovare al più presto una situazione di nuovo equilibrio.

Inutile dire che in menopausa più che mai è necessario evitare il fai-da-te e  affidarsi alla consulenza di un professionista della salute che può essere il farmacista, per essere aiutate a scegliere correttamente il rimedio sintomatico più giusto per la proprio caso o ancora un rimedio complesso che possa tenere a bada più sintomi contemporaneamente, o il medico nel caso in cui si presentino sintomi più seri che richiedano di essere monitorati nel tempo, in presenza di altre patologie gravi oppure  per iniziare terapie di “fondo”.

 

Leggi anche:

Insufficienza Venosa: Prevenzione e Trattamenti Naturali

Equilibrio Acido-Base: Consigli e Rimedi per una Salute Ottimale

Sepia: Il Rimedio Omeopatico Essenziale per il Benessere Femminile

 

Video Consulenza Omeopatica tuttomeopatia

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Sei “allergico” anche tu come me?

Il numero degli “allergici” si sta moltiplicando.

Io, per esempio,  sono diventato allergico nella primavera del 1999, senza aver avuto prima alcuna avvisaglia.

Lo scrivo per rispondere a tutti quelli che ogni giorno in Farmacia alla mia domanda  –Non è che è allergia?- mi rispondono  –No,  mai stato allergico prima! –.

A tutti quelli che mi rispondono così, mi limito a dare solamente un caloroso benvenuto, nel magico mondo degli “allergici”.

Si, magico mondo, perché l’allergico ad un certo punto, inizia ad acquisire per difendersi, abitudini tutte sue. O almeno questo è quello che ho riscontrato.

Ci sono quelli che hanno imparato a farsi la doccia la sera prima di andare a letto in modo da non portarsi i pollini nel letto, ci sono quelli ad aprile si tagliano barba e baffi per non respirarsi i pollini tutto il giorno;

ci sono quelli più bravi che hanno persino imparato a lavarsi il naso con una soluzione salina ipertonica, per pulire le cavità nasali da tutto quello che hanno respirato durante la giornata e che è stato bloccato dal nostro naso! E di queste abitudini di autodifesa ce ne sono molte altre.

 

Parlando di quella che viene chiamata comunemente Allergia mettiamo insieme tutta una serie di manifestazioni e di fenomeni molto diversi tra loro  (possiamo passare da una semplice  rinite ad una congiuntivite, ad eruzioni cutanee , fino ad arrivare poi all’asma o a cose più serie).

In questo scritto, ci riferiremo chiamandola “allergia” alla semplice rinite allergica primaverile.

Il primo sintomo dell’allergia, si tratta magari di un semplice naso che cola,  si confonde spesso con il raffreddore.

Ovviamente, ognuno la può  manifestare a modo suo.

A qualcuno cola il naso con una secrezione trasparente, a qualche altro la secrezione è gialla, ad alcuni è così irritante che brucia il labbro superiore.

Qualcuno trae sollievo dallo strofinarsi gli occhi fino a slogarsi i polsi, qualcuno inonda l’ambiente nel quale si trova di starnuti venendo scansato come un appestato dai familiari e colleghi di lavoro ed altri, presi da quello che definiscono “pizzico in gola”, iniziano a tossire giorno e notte turbando la pace familiare…

 

L’Allergia è un fenomeno molto complesso e sotto il nome di allergia racchiudiamo tutta una serie di manifestazioni e sintomatologie anche assai diverse tra loro, ma che hanno in comune:

  • un deficit nel sistema immunitario, che sicuramente nell’allergico proprio gagliardo evidentemente non è;
  • una situazione di intasamento causato in generale da tossine esogene, cioè tossine con cui il nostro organismo viene a contatto e che non riesce a smaltire ;
  • altre cause varie (genetiche sicuramente, psicologiche, traumatiche…)

 

Che fare? Quali sono le principali cure per l’allergia?

Dipende. Da che cosa?

  • Dipende dalla gravità dei sintomi,
  • Dipende dallo stato di avanzamento della patologia,
  • Dipende dalla cura che uno vuole prendersi del problema e
  • Dipende da quanto peso il problema ha nella normale routine quotidiana.
  • Ho scritto avanzamento? Già, perché l’allergia avanza.

Esempio mio:

Nella primavera del 1999 i primi sintomi di rinite allergica (graminacee e parietaria) solo nel periodo primaverile fino al 2002-2003.

Segue acaro della polvere, che a differenza della rinite stagionale mi ha tenuto compagnia per diversi anni, tutto l’anno…

Poi, ovviamente siamo arrivati all’intestino: le prime intolleranze ai lieviti ed al frumento…

 

Anche la terapia nel frattempo cambiava. I primi anni, mi sono limitato a tenere a bada i sintomi della rinite con un farmaco  antiistaminico,  assunto solo nei giorni di maggiore malessere.

Poi iniziai a prenderlo tutti i giorni da aprile a maggio.

Poi l’anno successivo da marzo a giugno.

Quando subentrò l’allergia all’acaro della polvere sentii l’esigenza di associare all’antiistaminico uno spray nasale per poter dormire la notte e per  non parlare al lavoro in farmacia col naso come Eros Ramazzotti (tanto per capirci…)!

Quando poi feci la terapia disintossicante dai lieviti e dal frumento decisi di guardarmi intorno…

 

L’approccio tradizionale al problema allergia è il seguente:

  1. assumi il primo anti istaminico e se ti danno troppo fastidio i sintomi, sparati uno spray decongestionante nel naso;
  2. se i sintomi peggiorano assumi un nuovo anti istaminico diverso o più forte;
  3. se ancora niente ti spari un po’ di cortisone nel naso,
  4. finché il medico, per toglierti davanti (tanto non è che può fare molto di più), ti dice di prenderti un Bentelan  poco prima di morire…

Premesso che ognuno segue l’approccio che gli pare e che meglio si presta alle proprie esigenze, a seconda di chi siano i propri medici o le proprie  “figure” di riferimento per la salute (dico “figure” per non dire Google), secondo me, un approccio responsabile dovrebbe essere quello non di tamponare solamente, ma pian pianino, andare alla radice e risolvere il problema, piuttosto che tamponarlo e restare a guardare mentre aggrava.

Capito bene. Risolvere.

Antiistaminico e Cortisonico tamponano.

Che significa? Ti fanno stare bene per un po’, se poi continui e persisti, ti aggravano la malattia che dopo qualche anno può trasformarsi in asma.

E non lo dico mica solo io. Basta chiedere ad uno che soffre d’asma: -Come hai iniziato?-  ed è difficile che quello ti dica Stavo benissimo, ma una volta non riuscivo più a respirare!-.

Al massimo ti risponderà: -Prima ero allergico, dopo un po’ mi è venuto l’asma…– o peggio- Prima avevo la dermatite, poi mi hanno spalmato di pomate al cortisone e per un po’ sono stato bene, poi ho iniziato a starnutire e dopo qualche anno di cortisone per bocca mi è venuto l’asma!-

Fai la prova, intervista  qualcuno e fatti raccontare la sua storia di allergico. Scoprirai cose interessantissime.

Almeno sai come andrai a finire…

 

E il  vaccino?

Può essere una soluzione.  Solo per il 20-25% della popolazione che vi si sottopone però.

 

E gli altri?

Anche in questo caso ci viene in soccorso l’omeopatia, che ricordiamo a tutti, non è la panacea di tutti i mali, ma qualche cosa, meglio della medicina tradizionale, la fa.

Un omeopata bravo, andando ad indagare ed a curare non solo i sintomi, ma anche il terreno malsano del nostro organismo (vedi ereditarietà ed immunità)  permetterà non solo la remissione dei sintomi, ma la guarigione completa dalla patologia.

 

Per tutti?

No. Solo per coloro che troveranno un bravo omeopata che li prenda in cura e soprattutto che avranno la pazienza di seguire un vero e proprio percorso disintossicante e di riequilibrio di tutto l’organismo.

 

Il ruolo dell’Omeopatia

L’Omeopatia, quella “vera”, quella che “funziona”, fa questo: da una parte ti spegne il sintomo, anche in maniera immediata come un normale anti-istaminico (a patto che sia ben consigliata), dall’altra ti rimette a posto piano piano, curandoti nell’interezza del tuo organismo, non solo nell’allergia,  andando a riequilibrare quegli scompensi biologici e fisiologici che hanno dettato la sintomatologia allergica.

 

Il Drenaggio

Comunque, un approccio che io consiglio prima di tutto è sempre quello di un buon drenaggio delle tossine e degli allergeni che hanno innescato i sintomi.

Questa prima parte della terapia funziona così: supponiamo che tu sia un contenitore vuoto, tipo una botte di vino. Quando nasci la botte è vuota. Poi piano piano, nel corso della vita, inizi a riempirla ed inizi ad accumulare tossine alimentari, antibiotici, vaccinazioni, dispiaceri, cortisone, pillola…

Se ad un certo punto il carico non viene smaltito, cioè non viene aperto un rubinetto da sotto, mentre da sopra ci continui a buttare roba, prima o poi il contenuto strariperà.

Tocca  allora potenziare le vie di escrezione e drenare le tossine che creano intasamento.

Tutto questo accade  nel caso migliore , se  la botte è completamente vuota.

In maniera figurata, il momento in cui uno diventa allergico è quando il contenuto della botte “straripa”, quando cioè il nostro organismo, ognuno secondo le proprie modalità, inizia a mostrare una sua sintomatologia: chi tramite gli starnuti, chi tramite la psoriasi, chi tramite le congiuntive degli occhi, chi tramite sintomatologie intestinali, ecc… ecc…

Nel caso in cui ci sia ereditarietà, la situazione si complica. Ovvio. La botte allora non è più completamente vuota, la botte parte già piena a metà o ad un terzo o a due terzi. In alcuni casi più sfortunati è già tutta piena. Vedi quei poveri neonati che nascono interamente coperti di crosta lattea, psoriasi eczemi o altro.

Questo tipo di soggetti diventa mediamente allergico molto prima dei precedenti.

 

E allora?

I consigli allora sono tre:

  • se sei già allergico e hai deciso di fare qualcosa prima che sia troppo tardi, mantieni la tua terapia tradizionale, ma mantieniti sempre drenato con un drenaggio specifico per te.

Vedrai che la sintomatologia migliorerà molto in poche settimane e piano piano i tuoi farmaci, che sembrava non ti facessero più effetto, ricominceranno a funzionare.

 

ll Desensibilizzante

Contestualmente, sempre mantenendo la tua terapia, inizia un desensibilizzante.

Il desensibilizzante è un sorta di vaccino che ripetuto negli anni stimola il tuo sistema immunitario a funzionare sempre meglio e nel corso del tempo, migliorando la sintomatologia potrai, sempre seguito dal medico, ridurre piano piano il carico di farmaci che assumi. Tipo gli immunostimolanti che si assumono per l’influenza, per capirci.

  • Se sei hai appena scoperto di essere diventato allergicoinizia subito drenante e desensibilizzante, in maniera tale da stroncare la sintomatologia sul nascere ed evitare aggravamenti.

 

  • Se sei allergico, ma ancora non troppo, fai il drenante ed il desensibilizzante, ma contemporaneamente assumi un rimedio sintomatico per tenere a bada i sintomi.

 

In ogni caso, non pensare di poter lasciare di botto la tua terapia e vedere se l’omeopatia funziona, perché l’omeopatia funziona, ma non come dici tu!

Funziona immediatamente a altrettanto bene delle terapie tradizionali

  1. se viene ben prescritta (o consigliata, per i casi meno gravi);
  2. se viene correttamente assunta;
  3. se chi la assume ha la pazienza di aspettare un risultato di medio e lungo termine (ci hai messo magari vent’anni per diventare allergico, ma vuoi guarire definitivamente in un mese…) ;
  4. se il terreno su quale deve agire non è particolarmente intasato da terapie allopatiche.

 

Quando iniziare la cura?

Quelli precisi, che sanno già di stare male all’inizio del mese di aprile, iniziano drenaggio e desensibilizzante a gennaio, subito dopo natale, per affrontare al meglio, completamente scarichi,  il periodo del picco dei pollini.

Quelli dell’ultimo momento, possono iniziare  subito, per ottenere un alleviamento dei sintomi ed associare le terapia drenante e desensibilizzante all’antiistaminico o al cortisone che già assumono…

NB: Ricordati che l’Allergia sta arrivando, se tardi un altro po’, anche quest’anno ti toccherà il cortisone… e continuerai a rimandare i buoni propositi all’anno nuovo.

E ricordati che l’ALLERGIA  AGGRAVA!!!

 

Leggi anche:

Combatti i Sintomi dell’Allergia con l’Omeopatia

Come l’Omeopatia Cura le Allergie Primaverili

 

 

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