prevenzione e longevità Posts

Come invecchiare bene? Prevenzione, stile di vita, costituzione e longevità in salute

Hai mai pensato a quanti anni vorresti vivere?
Ottanta? Novanta? Cento?
Domanda interessante. Ma forse non è quella giusta.
Proviamo a cambiarla: come vorresti vivere gli anni che hai davanti?

Probabilmente la risposta è molto più semplice: continuando a muoverti, viaggiare, lavorare, giocare con i figli o con i nipoti, uscire con gli amici, ricordarti dove hai lasciato le chiavi — dettaglio non sempre scontato già a quarant’anni! — e soprattutto mantenendo il più possibile autonomia e qualità della vita.

Ecco perché oggi si parla sempre più spesso non soltanto di longevità, ma di longevità in salute o healthy ageing.

Ed è proprio da qui che voglio cominciare un nuovo viaggio insieme.
Per anni su Tuttomeopatia abbiamo parlato soprattutto di disturbi, sintomi e possibili approcci complementari.

Continueremo a farlo.

Ma aggiungeremo una domanda:

chi è la persona che manifesta quel problema?

Perché possiamo avere la stessa età e invecchiare diversamente. Possiamo avere abitudini apparentemente simili e fattori di rischio differenti. Possiamo reagire diversamente allo stress, all’attività fisica, al sonno insufficiente e ai cambiamenti che accompagnano le diverse fasi della vita.

La medicina moderna studia sempre più queste differenze. E la tradizione biotipologica e omeopatica, con presupposti e strumenti differenti, ha storicamente posto la variabilità individuale al centro della propria osservazione.

Attenzione, però: non sono la stessa cosa e non dobbiamo confonderle.

Ed è proprio questa distinzione che ci accompagnerà nel nostro percorso.

Che cosa significa davvero invecchiare bene?

Invecchiare non è una malattia.

È un processo fisiologico che accompagna tutta la vita e che interessa progressivamente praticamente ogni sistema dell’organismo.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce l’healthy ageing, cioè l’invecchiamento in salute, come il processo attraverso il quale si sviluppano e mantengono le capacità funzionali che permettono il benessere nell’età avanzata.

E qui compare una parola importante: funzione.

Non conta solamente quanti anni abbiamo sulla carta d’identità. Conta ciò che siamo ancora in grado di fare.

Muoverci. Pensare. Prendere decisioni. Relazionarci. Essere autonomi. Continuare a svolgere le attività che per noi hanno valore.

La nostra salute nel tempo dipende dall’interazione tra le capacità fisiche e mentali individuali e l’ambiente nel quale viviamo. Non esiste quindi un unico interruttore della longevità e, purtroppo per gli amanti delle scorciatoie, neppure una magica “pillola anti-age”.

Quando parliamo di longevità è utile distinguere due concetti:

– Lifespan: quanto a lungo viviamo.

– Healthspan: quanti di quegli anni trascorriamo in buone condizioni di salute e autonomia.

La seconda è la prospettiva che interessa soprattutto a noi.

L’obiettivo realistico non è promettere di vivere 120 anni.

È cercare di aggiungere salute agli anni, non soltanto anni alla vita.

Perché non invecchiamo tutti allo stesso modo?

Qui le cose cominciano a diventare interessanti.

Se prendessimo dieci donne di 50 anni, avremmo dieci cinquantenni identiche?

Naturalmente no.

Cambierebbero la storia familiare, l’attività fisica, l’alimentazione, il sonno, l’esposizione al fumo, il peso e la composizione corporea, la pressione arteriosa, la situazione metabolica, le malattie presenti, i farmaci assunti, l’ambiente, le condizioni sociali e molti altri fattori.

La medicina contemporanea ha infatti progressivamente superato, in diversi ambiti, l’idea del paziente completamente “medio”.

La medicina di precisione, per esempio, studia come differenze nei geni, nell’ambiente e nello stile di vita possano essere considerate nella prevenzione e nel trattamento.

Questo non significa che ciascuno di noi abbia bisogno di regole completamente diverse.

Esistono solide indicazioni di salute che valgono trasversalmente.

Non fumare, mantenersi fisicamente attivi, seguire un’alimentazione adeguata, controllare pressione arteriosa e fattori di rischio metabolico e seguire i programmi di prevenzione appropriati non diventano improvvisamente facoltativi perché “io sono fatto così”.

La personalizzazione non cancella le regole generali: parte da esse.

Ma all’interno di quelle regole possiamo porci una seconda domanda:

che cosa può cambiare da persona a persona?

Ed è qui che comincia il nostro viaggio.

Geni o stile di vita: da cosa dipende la longevità?

Se stai aspettando una percentuale del tipo “30% genetica e 70% stile di vita”, devo deluderti.

La realtà è più complicata — come spesso accade quando la biologia decide di non collaborare con i titoli dei social.

Invecchiamento e rischio di malattia derivano dall’interazione di molti elementi: patrimonio genetico, ambiente, condizioni socioeconomiche, esposizioni accumulate durante la vita, malattie, assistenza sanitaria e comportamenti individuali.

Una parte di questi fattori non possiamo modificarla.

Non possiamo cambiare la nostra età anagrafica o scegliere i geni ricevuti alla nascita.

Ma possiamo intervenire su numerosi fattori modificabili.

L’attività fisica regolare, per esempio, è associata a una riduzione del rischio di diverse malattie croniche e contribuisce alla salute cardiovascolare, metabolica, mentale e cognitiva.

Anche l’alimentazione conta. Una dieta equilibrata e varia contribuisce alla prevenzione delle principali malattie croniche, mentre fumo, sedentarietà, alimentazione inadeguata e altri comportamenti aumentano il rischio di malattie non trasmissibili.

Questo è un punto fondamentale:

la longevità si costruisce molto prima della vecchiaia.

Non dobbiamo aspettare di avere settant’anni per occuparci di healthy ageing.

A quaranta, cinquanta o sessant’anni possiamo già domandarci:

  • mi muovo abbastanza?
  • sto preservando la mia massa muscolare?
  • come dormo?
  • conosco la mia pressione?
  • conosco la mia situazione metabolica?
  • fumo?
  • la mia alimentazione è adeguata?
  • sto seguendo i controlli e gli screening appropriati alla mia età e alla mia situazione?

Sono domande decisamente meno affascinanti di “qual è l’integratore della longevità?”.

Ma probabilmente sono molto più utili.


Costituzione, Biotipo e Terreno: che cosa possono aggiungere?

Ed eccoci al punto che caratterizzerà questa nuova stagione di Tuttomeopatia.

Nella tradizione biotipologica e omeopatica troviamo concetti come Costituzione, Biotipo, Terreno, Diatesi e Modalità individuali.

Che cosa significano?

In termini molto semplici, la biotipologia cerca di osservare la persona nel suo insieme e di individuare caratteristiche ricorrenti morfologiche, funzionali e reattive.

La tradizione omeopatica ha ulteriormente sviluppato questa osservazione attraverso il concetto di Costituzione, di Terreno e delle modalità con cui una persona manifesta determinati disturbi.

Ma qui dobbiamo mettere un paletto molto chiaro.

Un Biotipo non è una diagnosi.

Non possiamo guardare la costituzione fisica di una persona e stabilire che svilupperà diabete, ipertensione, allergia o un’altra malattia.

Il Biotipo non sostituisce anamnesi, visita medica, esami, parametri clinici o valutazione dei fattori di rischio.

Nel nostro percorso lo utilizzeremo piuttosto come generatore di domande.

Per esempio:

questa persona tende alla sedentarietà?

Come reagisce allo stress?

Come recupera?

Come dorme?

Come cambia il suo peso nel tempo?

Come tollera caldo e freddo?

Come manifesta abitualmente i propri disturbi?

Quali sono le sue abitudini?

Il passaggio che ci interessa è quindi:

Biotipo → osservazione → domande → informazioni verificabili → fattori modificabili → personalizzazione.

Non:

Biotipo → diagnosi.

Questa differenza è fondamentale.

E il Terreno?

Nella tradizione omeopatica il Terreno descrive la predisposizione e la modalità reattiva complessiva della persona.

Non è però un parametro clinico misurabile equivalente, per esempio, alla glicemia, alla pressione arteriosa o al colesterolo.

Per questo, quando parleremo di Terreno, specificheremo sempre che ci troviamo all’interno di un modello interpretativo tradizionale, non di un biomarcatore riconosciuto dalla medicina convenzionale.

E lo stesso principio vale per lo Scompenso del Terreno.

Con questa espressione possiamo descrivere, all’interno del modello costituzionale, una situazione nella quale alcune vulnerabilità individuali sembrano diventare più evidenti: recupero più difficile, ricorrenza di determinati disturbi, peggioramento delle abitudini, minore adattamento allo stress.

Ma questi segnali non devono essere automaticamente attribuiti al Terreno.

Una stanchezza persistente, un cambiamento inspiegato del peso, una riduzione della capacità fisica o un sintomo nuovo devono prima di tutto essere valutati correttamente dal punto di vista medico quando necessario.

Prevenzione e medicina ufficiale: da qui bisogna partire

Quando parliamo di longevità, la medicina convenzionale non propone un trattamento dell'”invecchiamento” come se fosse una patologia.

Lavora piuttosto sulla prevenzione, sulla diagnosi precoce e sulla gestione dei fattori di rischio e delle malattie presenti.

Questo significa, in base alla situazione individuale:

attività fisica adeguata; alimentazione equilibrata; astensione dal fumo; controllo della pressione arteriosa; valutazione del rischio cardiovascolare e metabolico; vaccinazioni appropriate; screening raccomandati; diagnosi e trattamento delle patologie; attenzione alla salute mentale, al sonno e alla funzionalità.

Non esiste quindi un protocollo universale “anti-age”.

E soprattutto non esiste un prodotto capace di sostituire tutto questo.

Un ampio studio prospettico pubblicato sul BMJ, condotto su oltre 110.000 partecipanti di due grandi coorti statunitensi, ha osservato un’associazione tra un insieme di comportamenti a basso rischio e un maggior numero di anni vissuti senza diabete tipo 2, malattie cardiovascolari e cancro.

È importante usare la parola giusta: associazione.

Gli studi osservazionali non permettono di trasformare il risultato in una promessa individuale del tipo: “se fai queste cinque cose vivrai dieci anni in più”.

La prevenzione seria non vende anni garantiti.

Riduce rischi quando esistono evidenze per farlo.

E l’omeopatia che ruolo può avere?

Qui voglio essere altrettanto chiaro.

L’omeopatia nasce con una forte attenzione all’individualizzazione: nella sua tradizione, persone con la stessa diagnosi possono essere osservate diversamente sulla base dell’insieme dei sintomi e delle loro modalità.

Questo aspetto metodologico è particolarmente interessante nel nostro percorso perché ci abitua a non fermarci alla domanda:

“Che cosa hai?”

ma ad aggiungere:

“Come lo manifesti tu?”

Questo, però, non significa equiparare l’individualizzazione omeopatica alla moderna medicina di precisione.

Sono modelli differenti, con basi scientifiche differenti.

Inoltre, le prove cliniche disponibili non consentono di attribuire all’omeopatia un’efficacia dimostrata nella prevenzione dell’invecchiamento o nel prolungamento della vita.

Per questo su Tuttomeopatia continueremo a parlarne per quello che deve essere nel nostro percorso:

un approccio complementare, mai sostitutivo della medicina convenzionale.

Quando utilizzeremo concetti della tradizione omeopatica — Costituzione, Terreno, Diatesi, Modalità — lo diremo apertamente.

Quando parleremo di evidenze biomediche, faremo altrettanto.

Non abbiamo bisogno di confondere i due piani per parlare di personalizzazione.

Anzi: distinguerli rende il ragionamento molto più interessante.


Un episodio isolato o un segnale che ritorna?

Questa distinzione, che utilizziamo spesso quando parliamo di disturbi specifici, diventerà importante anche nel nostro percorso sulla longevità.

Una notte dormita male dopo una cena con amici non racconta necessariamente molto della tua salute.

Dormire male quasi tutte le notti per mesi è un’altra cosa.

Essere stanca dopo una settimana particolarmente impegnativa è comprensibile.

Una stanchezza persistente e inspiegata merita un altro tipo di attenzione.

Vedere oscillare il peso dopo le vacanze non equivale a osservare negli anni un aumento progressivo della circonferenza addominale associato a pressione, glicemia o lipidi alterati.

L’episodio racconta ciò che sta accadendo oggi.

La ricorrenza può raccontarci una storia.

Ed è proprio osservando le storie nel tempo che la personalizzazione diventa interessante.

Nella nostra lettura costituzionale parleremo talvolta di Scompenso: una fase nella quale determinate caratteristiche o vulnerabilità sembrano manifestarsi più frequentemente.

Ma ricordiamolo ancora: prima di attribuire una ricorrenza al Terreno dobbiamo chiederci se esiste una spiegazione clinica che necessita di valutazione.

Quando il fai-da-te non è una buona idea

Prendersi cura della propria salute non significa trasformarsi nel medico di se stessi.

E Google, per quanto volenteroso, non ha ancora conseguito la specializzazione.

È opportuno rivolgersi al medico quando compaiono sintomi nuovi, persistenti, importanti o inspiegati; quando si osservano variazioni significative di peso, capacità fisica o stato generale; quando esistono fattori di rischio cardiovascolare o metabolico; quando sono presenti patologie croniche; oppure quando si assumono terapie farmacologiche che richiedono monitoraggio.

Lo stesso vale prima di iniziare autonomamente combinazioni di integratori o prodotti “anti-age”.

Naturale non significa automaticamente necessario, efficace o adatto a tutti.

E soprattutto nessun approccio complementare deve ritardare una diagnosi o sostituire una terapia prescritta.

Dalla longevità alla persona: il Percorso Costituzionale

E allora da dove cominciamo?

Non da una lista di dieci rimedi.

E nemmeno dal test online “scopri in 30 secondi il tuo biotipo”.

Cominciamo dalla persona.

Nei prossimi mesi useremo sempre la stessa lente:

– Che cosa vale per tutti?

Le evidenze, la prevenzione e le buone pratiche che hanno basi scientifiche.

– Che cosa cambia da persona a persona?

Età, storia, ambiente, stile di vita, fattori di rischio, caratteristiche e bisogni individuali.

– Come lo legge la biotipologia?

Come modello di osservazione e come strumento per formulare domande, non come scorciatoia diagnostica.

– Come lo interpreta la tradizione omeopatica?

Attraverso concetti quali Costituzione, Terreno e Modalità, mantenendoli distinti dalle evidenze della medicina convenzionale.

È questo il filo conduttore del nostro nuovo percorso:

CONOSCERE LA PERSONA → PERSONALIZZARE → PROMUOVERE LA SALUTE NEL TEMPO.

Parleremo di vulnerabilità alle infezioni, metabolismo, salute cardiovascolare, forza e recupero, cambiamenti della donna dopo i 40 anni, cervello, immunità e allergie.

Argomenti apparentemente molto diversi.

In realtà continueremo a porci sempre la stessa domanda:

– Cosa vale per tutti e cosa cambia da persona a persona?

Perché la longevità non consiste nella ricerca ossessiva del rimedio che promette di farci vivere cent’anni.

Significa soprattutto occuparci oggi della persona che vogliamo accompagnare a vivere bene gli anni che ha davanti.

Vuoi iniziare dalla tua Costituzione?

L’omeopatia costituzionale è, per sua natura, individualizzata. Proprio per questo non credo nei protocolli identici per tutti e sconsiglio l’automedicazione prolungata basata soltanto su elenchi di rimedi trovati online.

Se vuoi capire se un approfondimento costituzionale può avere senso nel tuo caso, il primo passo può essere il Colloquio di Orientamento: un incontro breve nel quale raccogliere le tue esigenze e capire quale percorso sia più appropriato.

Quando serve un approfondimento maggiore, il passo successivo può essere il Percorso Costituzionale, dedicato a osservare la persona nel suo insieme e a costruire un percorso complementare personalizzato.

Non per sostituire medico, diagnosi, controlli o terapie.

Ma per aggiungere quella domanda che accompagnerà tutta questa nuova stagione:

chi è la persona che abbiamo davanti?

 

CLICCA QUI per vedere il video su YouTube



I contenuti presenti in questo articolo hanno finalità esclusivamente divulgative e non sostituiscono il parere del medico.
I farmaci omeopatici non hanno indicazioni terapeutiche approvate. L’omeopatia è presentata come medicina complementare e non sostituisce le terapie prescritte dal medico.
Non interrompere mai terapie farmacologiche senza aver prima consultato il tuo medico o lo specialista di riferimento.