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Come l’Omeopatia può risolvere i problemi delle tue gambe

Con l’avvicinarsi della stagione estiva e con l’innalzamento delle temperature, piccoli fastidi alle gambe, che magari durante l’inverno vengono tollerati (più o meno bene), vengono fuori prepotentemente.

Chi lavora, come me, sette otto ore al giorno in piedi ha già capito che stiamo parlando di insufficienza venosa, un disturbo molto diffuso che colpisce tra il 30 e il 40% della popolazione adulta.

Le gambe possono risultare gonfie a causa di un aumento di pressione nelle vene e dell’assorbimento linfatico che il nostro organismo mette in atto per compensare la bassa capacità di pompaggio del sangue verso il cuore.

In alcuni casi può manifestarsi anche dolore alle gambe avvertito al momento di alzarsi in piedi o poco dopo.

Il gonfiore può estendersi poi anche alle caviglie e le gambe possono essere avvertite come stanche o pesanti.

Ci possono essere anche vene varicose, vene superficiali delle gambe che si sono dilatate a causa della  perdita di elasticità delle proprie pareti e che non riescono a pompare più il sangue verso l’alto.

Altre condizioni  si manifestano poi solo in caso di malattia avanzata, come ad esempio l’oscuramento della pelle dovuto alla stasi dei globuli rossi, allergie, infiammazioni e infezioni ricorrenti della pelle.

L’insufficienza venosa cronica e tutte le sue manifestazioni sono causate dall’incapacità delle vene delle gambe di pompare un volume di sangue sufficiente.

Quando stiamo in piedi, il sangue per risalire verso il cuore deve vincere la forza di gravità e questo è possibile soprattutto grazie al lavoro muscolare dei polpacci. I muscoli si contraggono e spingono il sangue verso il cuore e, quando si rilassano, le valvole che si trovano all’interno delle vene si chiudono per impedire il reflusso del sangue. Questo sistema è detto POMPA VENOSA.

Segue chiaramente che se i muscoli rimangono sempre rilassati, la pompa muscolare non funziona, il sangue rimane nelle vene e non viene pompato verso il cuore e da qui inizia tutta la serie dei sintomi descritti in precedenza.

E’ quindi chiaro che il primo nemico dell’insufficienza venosa è la sedentarietà, anche se ci possono essere dei soggetti predisposti geneticamente. Molta attenzione devono fare anche soggetti obesi con una storia di trombosi venosa profonda che può provocare indebolimento delle pareti e danni alle valvole.

 

Quali sono i fattori di rischio dell’insufficienza venosa cronica?

Abbiamo già parlato di una certa predisposizione genetica ai disturbi della circolazione periferica (che in omeopatia terremo ben presente e chiameremo diatesi o tendenza patologica).

Altri fattori che aumentano il rischio di insufficienza venosa cronica sono:

  • obesità
  • gravidanza
  • mancanza di esercizio fisico
  • fumo
  • stare in piedi o seduti per lunghi periodi di tempo

 

Quindi se è vero che la predisposizione è un fattore importante, altrettanto lo sono lo stile di vita e le corrette abitudini.

Se non si interviene per tempo, questa problematica può evolvere in altre condizioni più pericolose. Vediamone alcune.

La trombosi venosa profonda è determinata dalla formazione di coaguli di sangue all’interno delle vene profonde che bloccano il flusso del sangue verso il cuore. Può essere dovuta ad una lesione del rivestimento della vena, all’eccessiva coagulazione del sangue o al rallentamento del flusso ematico al suo interno.

La flebite è caratterizzata da gonfiore ed infiammazione di una vena superficiale o profonda. L’infiammazione può causare anche la formazione di coaguli e di conseguenza lo sviluppo di trombosi venosa profonda.

Quando si parla di trombo-flebite si intende una condizione caratterizzata da dalla formazione di trombi accompagnata dall’infiammazione della vena.

Le vene varicose si formano in genere a causa di una eccessiva debolezza delle pareti delle vene superficiali che finiscono per perdere elasticità e dilatarsi.

Con il progredire della stasi sanguigna, si va incontro ad una alterazione del microcircolo periferico. I capillari aumentano la loro permeabilità, provocano la fuoriuscita di globuli e molecole di grandi dimensioni nei tessuti circostanti con un accumulo di materiali di scarto e conseguente cattiva ossigenazione tissutale.

 

Quali sono le principali terapie a disposizione?

Iniziamo sempre col valutare quali sono i farmaci o rimedi che mette a disposizione la medicina tradizionale.

  • Terapie farmacologiche anti aggreganti a base di eparine a basso peso molecolare vengono utilizzate ai fini di prevenire la trombosi venosa profonda. Le eparine  vengono iniettate per via sottocutanea ogni 24 ore per circa cinque giorni o finché il medico non istituirà una adeguata terapia anti coagulante orale.Principali effetti indesiderati: emorragia e trombocitopenia, reazione nella sede di iniezione.
  • Warfarin e farmaci anticoagulanti antagonisti della vitamina K, sono utilizzati nella profilassi e nel trattamento delle trombosi venose profonde. Impiegano almeno 48-72 ore per sviluppare pienamente il loro effetto. Si possono somministrare insieme alle eparine. Controindicati in gravidanza (sono teratogeni), in caso di ulcera peptica e ipertensione grave.Principali effetti collaterali: emorragia e ipersensibilità, rash cutaneo e, dopo uso prolungato, alopecia, diarrea, riduzione dell’ematocrito.

Poi ci sono farmaci a base di principi attivi di origine vegetale, quali ad esempio la diosmina, la rutina e l’esperidina.

  • La cumarina viene estratta da piante del genere meliotus. Questa sostanza è capace di degradare sostanze presenti nel liquidi accumulati tra un vaso e l’altro, di accelerare il drenaggio linfatico e di aumentare il tono dei vasi venosi e linfatici.
  • L’escina, estratta dall’ippocastano, contrasta la formazione di edemi e gonfiori normalizzando la permeabilità capillare. Ha in più attività anti infiammatoria.
  • Antocianosidi, flavonoidi, tannini, catechine, estratti di vite rossa, presentano attività protettrice sui capillari , antiedemigena e venotonica.
  • La centella asiatica migliora invece le alterazioni della parete venosa e protegge l’endotelio venoso.

Rispetto ai farmaci di sintesi, queste sostanze di origine vegetale hanno tre vantaggi:

  1. Possono essere estratte con costi minori, favorendo conseguentemente l’aderenza alla terapia da parte del paziente (chi ci soffre, ci soffre a vita…);
  2. Presentano un ottimo profilo di sicurezza e possono essere impiegate per tempi lunghi (vedi sopra);
  3. Prevengono le possibili complicazioni e stabilizzano la situazione.

 

Perché può essere utile l’Omeopatia?

Abbiamo visto che le patologie circolatorie periferiche possono essere scatenate da diversi fattori, alla cui base c’è comunque una certa predisposizione genetica e che i trattamenti tradizionali si limitano a tamponare i sintomi (trattamenti d’urgenza) e a stabilizzare l’infiammazione.

I rimedi omeopatici possono entrare in gioco a più livelli, almeno un livello sintomatico ed un livello cronico (con la speranza, se non siamo arrivati troppo tardi, di poter riequilibrare quella predisposizione ereditaria alla patologia venosa).

Sotto stretto controllo del medico omeopata sarebbe possibile impostare anche una terapia anticoagulante, volendo anche d’urgenza.

Iniziamo col dire che il metodo omeopatico costituzionale individua, nel campo delle patologie circolatorie, due principali tendenze patologiche (diatesi): quella che va sotto il nome di Tubercolinismo e quella, sicuramente più grave, che va sotto il nome di Luesinismo.

Conseguentemente, i soggetti più colpiti da questo tipo di disturbi saranno soggetti appartenenti alle costituzioni in cui queste tendenze patologiche sono maggiormente rappresentate, cioè dire, rispettivamente, costituzioni  fosforiche e sulfuriche .

I fosforici sono portatori di tubercolinismo (stasi venosa, insufficienza venosa, geloni e cianosi all’estremità);

i sulfurici, sono  portatori di luesinismo, tendenza patologica che porta, nel nostro caso, a perdita di elasticità dei tessuti, lassità e sclerosi.

 

Queste predisposizioni costituzionali sono  facilmente verificabili a livello familiare.

Intere famiglie soffrono di problemi di circolazione periferica, così come intere famiglie soffrono di emorroidi, così come intere famiglie soffrono di vene varicose o presentano storie di interventi chirurgici più o meno importanti.

Si potrà intervenire, quindi,  con medicinali omeopatici profondi, prescritti dal medico, sulla base della costituzione e delle tendenze patologiche del soggetto al fine di neutralizzarle e quindi, per il riequilibrio della diatesi tubercolinica, verranno utilizzati maggiormente rimedi quali:

  • PULSATILLA
  • SEPIA
  • LYCOPODIUM
  • HAMAMELIS
  • ZINCUM

Mentre, per soggetti per lo più sulfurici, in cui prevale la diatesi luesinica verranno utilizzati:

  • LACHESIS
  • CALCAREA FLUORICA
  • FLUORICUM ACIDUM

 

Il rimedio unitario, se scelto adeguatamente, velocizza di molto il decorso, diminuisce i sintomi ed agisce sulle cause.

Il rimedio composto associato all’allopatia copre una serie di sintomi rispetto  al farmaco allopatico che solitamente agisce su uno solo.

Tramite l’uso dell’omeopatia, si può agire anche di prevenzione o si può intervenire sui sintomi dell’insufficienza venosa sempre con ottimi risultati. Rimane il limite delle vene varicose dove il tessuto elastico delle vene ha ormai ceduto e non è più possibile riequilibrare niente, ma si può sicuramente bloccare la patologia ed evitare che progredisca.

Possiamo agire in acuto

  • sia sui singoli episodi di flebite o di trombo flebite, anche aiutando le tradizionali terapie allopatiche a base di anticoagulanti e flavonoidi,
  • sia sugli episodi di insufficienza venosa cronica, come supporto nel caso in cui i fastidi si protraggano ad esempio per alcuni mesi (come ad esempio d’estate) o a causa di alterati stili di vita (ad esempio un nuovo lavoro o un cambio di mansione).

 

Vediamo alcuni dei principali rimedi sintomatici utilizzabili.

Arnica montana: (gambe pesanti e stanche):  aumenta la circolazione del sangue e l’attività cardiaca. Molto utile in soggetti che stanno spesso in piedi, nei pazienti con varici grandi, nelle donne in gravidanza con vene varicose aggravate dalla gravidanza, ecchimosi (lividi) al minimo urto, sensazione di dolore e contusione.

Hamamelis virginiana:(vene dilatate e dolorose): vene varicose, larghe, dolenti, irritate e pungenti,  peggiorate in gravidanza e con le  mestruazioni.

Pulsatilla:  disturbi della circolazione venosa: vene varicose, dilatazione venosa, pelle delle gambe o il viso chiazzata e bluastra, congelamento. Stasi venosa essenziale,   pelle bluastra il cui aspetto è marmorizzato.  Il soggetto peggiora con il calore e migliora all’aria fresca.

Sepia: utilizzata in caso di gambe pesanti, quando la situazione peggiora stando  in piedi o calpestando qualcosa e migliora quando il soggetto è  disteso o compie esercizi veloci. Grandi pacchetti di vene varicose . Sepia è un importante rimedio venoso, le gambe sono pesanti, come paralizzate dopo il sonno. I sintomi peggiorano al mattino e alla sera, prima e durante le mestruazioni.

Zincum metallicum: è un medicinale omeopatico usato in flebologia per la sindrome delle gambe senza riposo con varicosità. Formicolii gambe e piedi, dolori brucianti lungo la tibia. Crampi notturni.

Vipera rediin caso di gonfiore periferico (edema)  e infiammazione, associati con le gambe pesanti ,peggiorato  con le gambe  penzolanti. Rimedio ad azione anticoagulante, da utilizzare sempre a basse diluizioni (5-9 CH).

 

Chiudiamo poi con una sorta di protocollo omeopatico da utilizzare durante gli episodi acuti, come ad esempio una tromboflebite.

Si tratta di un mix di tre farmaci omeopatici, che somministrati insieme nell’arco della giornata, copre la maggior parte dei sintomi di cui abbiamo chiacchierato fino ad ora e funzionano a bassa diluizione un po’ su tutte le costituzioni.

Utilizzeremo pertanto:

  1. Pulsatilla, un rimedio tubercolinico per combattere la stasi venosa,
  2. Mercurius Solubilis, un rimedio luesinico che agisce sulle varici e sulle vene varicose (entrambi agiscono sul fenomeno infiammatorio) e
  3. Vipera Redi che è un rimedio anticoagulante.

 

Patologia acuta (tromboflebite)

PULSATILLA 5 CH 3 granuli due volte al dì

+

MERCURIUS SOLUBILIS 5 CH 3 granuli due volte al dì

+

VIPERA 5 CH 3 granuli una volta al dì

 

E’ chiaro che, anche se si tratta di un protocollo, è sempre bene discutere con il proprio medico o farmacista per capire se c’è la possibilità di personalizzarlo maggiormente sulla base dei propri sintomi  e valutare eventuali rischi legati alla concomitanza di altre terapie in corso.