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Vaccini Omeopatia e CoViD-19

Anche in Italia è finalmente iniziata la vaccinazione contro il CoViD-19.

Il Ministero della Salute ha dettato, per ora,  un ordine di vaccinazione legato in parte al rischio professionale ed in parte al rischio di mortalità.

Sembra che all’arrivo di nuove dosi  cambierà il criterio e la vaccinazione procederà favorendo i soggetti più fragili.

Nel frattempo non facciamoci trovare impreparati.

 

Chi si cura con l’Omeopatia non deve per forza appartenere alle schiere dei No-VAX.

Nell’ambito di un approccio integrato, è possibile sicuramente prendere il buono di entrambi gli approcci.

 

Il vaccino tradizionale, di qualsiasi tipo, è stata una grande scoperta della medicina moderna e ha salvato finora la vita di milioni di persone in tutto il mondo.

Come tutti i farmaci, può avere qualche effetto collaterale che tende a manifestarsi soprattuto in alcune classi di soggetti, quelli che, nelle costituzioni omeopatiche, vengono classificati come carbonici.  O comunque soggetti in cui la diatesi sicotica (la tendenza ad accumulare) sia predominante.

Chi sono? Si tratta per lo più di soggetti brevilinei (non troppo alti e rotondetti), che, per cause genetiche o per tendenze patologiche, hanno più difficoltà a buttare fuori scorie di qualsiasi tipo e tendono ad accumularle anziché espellerle.

 

Come limitare i possibili effetti indesiderati di una vaccinazione?

Subito prima e subito dopo una vaccinazione  è necessario  potenziare la Psora (l’eliminazione delle tossine attraverso pelle e mucose dell’organismo) e prevenire  la Sicosi (l’accumulo delle stesse tossine che non siamo riusciti ad espellere).

 

Esistono diversi metodi ed approcci per fare questa operazione che in Omeopatia prende il nome di Drenaggio delle tossine.

Chi è in cura presso un omeopata, può tranquillamente rivolgersi al proprio medico che  prescriverà uno o più farmaci unitari personalizzati.

 

Uno dei farmaci conosciuto ai più è sicuramente Sulfur che spesso viene definito come  “centrifuga delle tossine”. E’ un farmaco psorico molto potente, di costituzione sulfurica. La sua azione è molto profonda, per cui se ne consiglia l’assunzione partendo da basse potenze per poi, se necessario,  passare a potenze superiori.

Per quel che riguarda la tendenza all’accumulo (Sicosi) , il farmaco anti-sicotico per eccellenza è  Thuya, un farmaco molto profondo, che andrebbe utilizzato con cautela all’inizio, soprattutto in soggetti non drenati.

Potenze e Posologie dovrebbero essere prescritti dal terapeuta sulla base del soggetto che ha di fronte, così come, tra l’altro,  un vaccino andrebbe sempre prescritto dal medico secondo un rapporto Rischio/Beneficio.

 

In clima di pandemia, in cui si procede a vaccinazioni di massa, è necessario dare anche un Protocollo di Drenaggio di massa.

 

Trattandosi di un protocollo e dovendo andare bene per i più, non può essere a base di farmaci unitari la cui potenza andrebbe prescritta dal medico o dal farmacista dopo una attento interrogatorio.

Potenze troppo alte, data la profondità di azione dei farmaci in questione, potrebbero dare in soggetti non drenati forme di aggravamento importanti.

Potenze troppo basse potrebbero, in alcuni soggetti, non essere sufficenti a stimolare l’organismo a buttare fuori tutte le tossine.

C’è poi il problema della scelta dei farmaci. E’ vero che  Sulfur e Thuya a bassa diluizione funzionano su molti soggetti, ma è pur vero che  su alcuni soggetti, in casi specifici,  potrebbero funzionare meglio Silicea o Alumina o Mercurius o Plumbum o altro.

 

Lo scopo di un drenaggio è quello  di  lavorare in profondità e andare a ripulire la matrice extracellulare (lo spazio tra cellula e cellula dove si depositano scorie e tossine).

L’utilizzo di uno o più  farmaci complessi:

  • Aiuta l’azione drenante grazie all’ insieme di farmaci coadiuvanti contenuti all’interno dello stesso (oltre al farmaco di base);
  • Agisce su più apparati, attivando vie di escrezione secondarie, ripulendo quelle intasate e stimolando quelle rallentate, rafforzando l’azione diatesica dei farmaci principali;
  • Non produce aggravamenti;
  • Ha una posologia standard uguale per tutti i soggetti.

 

Ho scelto per me  e per i miei collaboratori il seguente PROTOCOLLO di DISINTOSSICAZIONE:

  • Galium Heel 10 gocce per 3 volte al giorno 5 giorni pima e 5 giorni dopo la vaccinazione
  • Dr.Reckeweg R23 10 gocce per 3 volte al giorno 5 giorni pima e 5 giorni dopo la vaccinazione
  • Thuya Compositum 1 fiala al giorno per 2-3  giorni dopo la vaccinazione.

 

Sia le gocce che la fiala possono essere assunte direttamente in bocca o diluite in un bicchiere con un po’ d’acqua naturale. I  farmaci possono essere assunti anche contemporaneamente nello stesso bicchiere.

Molto comoda è anche l’assunzione di complessi contenenti farmaci a potenze crescenti ( Cure) in modo da evitare potenziali effetti collaterali e facilitare la modalità di assunzione da parte dei pazienti.

Far sciogliere il contenuto della capsula direttamente sotto la lingua, a partire da una settimana prima della prima dose. Completare, di seguito l’intera confezione costituita da 30 capsule.

 

Per chi volesse invece utilizzare in ogni caso l’Approccio con Medicinali UNITARI in granuli, suggerisco l’assunzione di:

3 granuli di ciascun farmaco, da assumere uno la mattina ed uno la sera, a partire da tre giorni prima della vaccinazione. Si  continua per almeno i 5 giorni successivi.

 

Il protocollo deve essere ripetuto sia per la prima che per la seconda dose del vaccino.

 

Per la sintomatologia collaterale simil influenzale spesso provocata dall’inoculazione della prima o della seconda dose del vaccino (dolori alle ossa, febbre, rinite o altro) consiglio l’assunzione di Dr Reckeweg R6 , alla posologia di 1 compressa   3 volte al dì +  in acuto  una compressa ogni 15 minuti fino a miglioramento dei sintomi .

 

Nel frattempo che verranno distribuite in tutto il Paese le nuove dosi, per la prevenzione del CoViD-19 è sempre raccomandata l’assunzone di Arsenicum Album 30 CH alla posologia 3 granuli al giorno per 3 giorni al mese.

Questo tipo di protocollo, applicato a tappeto, ha permesso allo stato indiano del Kerala di avere solo una trentina di morti su 35 milioni di abitanti e il loro Ministro della Salute è stato insignito della Menzione d’Onore dell’ONU… in Italia le cose sono andate diversamente.

 

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