Come Scegliere il proprio Medico Omeopata?

Qualche tempo fa ho ricevuto una email con questa domanda.

La risposta, come tutto quello che riguarda la medicina in generale -e l’omeopatia in particolare- non è mai semplice o quantomeno univoca.

In omeopatia esistono almeno 4 scuole principali ed ognuna di esse utilizza una propria metodologia terapeutica e prescrittiva.

 

La scuola unicista, che in Italia aveva nel Prof A. Negro il principale esponente, utilizza un solo farmaco omeopatico per volta.

Prof. Antonio Negro

Tiene in grande considerazione i sintomi mentali del paziente, senza trascurarne quelli generali e locali.

La nuova prescrizione avviene quando il farmaco ha esaurito la propria azione terapeutica. A questo punto si può o approfondire l’azione del farmaco -magari cambiandone la diluizione- oppure passare ad un farmaco diverso.

 

 

 

 

 

Il metodo pluralista prevede la prescrizione da parte del medico omeopata quando ritenuto necessario anche di più farmaci nell’arco della stessa giornata o anche a giorni alterni, diciamo non più di 3-4.

Nel formulare una diagnosi vengono presi in considerazione in ugual misura sintomi mentali, generali e locali.

Possono essere prescritti farmaci di fondo, farmaci sintomatici, organoterapici e nodosi.

 

Il metodo complessista vede il suo fondatore nel Dr. Hans Reckeweg che formulò una serie di farmaci contenenti al loro interno più ceppi omeopatici, per lo più a bassa diluizione, in diluizione decimale hahanemanniana (DH).

I complessi nella loro formulazione vengono pensati  più sulla malattia che sulla persona che deve assumerli.

Dr. Hans Reckeweg

I farmaci complessi contengono al loro interno rimedi che abbiano uno spiccato tropismo per l’organo o l’apparato sul quale si voglia agire e -in alcuni casi- possono venire aggiunti degli altri ceppi che agiscano sugli organi emuntori che scaricano le tossine per ripristinarne o potenziarne l’azione.

I complessi si rivelano estremamente utili sia nella cura dei sintomi dei disturbi acuti, nelle cronicità e anche nell’automedicazione (impensabile utilizzando farmaci omeopatici unitari).

I Complessi possono essere prescritti dal medico o consigliati in farmacia sulla base di veri e propri protocolli di cura più tipici della medicina tradizionale.

Per tutti questi motivi (basse diluizioni, orientamento  alla malattia e non al paziente, utilizzo di protocolli), molti li considerano un punto di incontro tra la medicina tradizionale e l’omeopatia, mentre i “puristi” non li considerano vera omeopatia.

 

Esiste poi il metodo Costituzionalista.

Prof Antonio Santini

Il terapeuta che utilizzi tale metodo, parte inquadrando il paziente dal punto di vista costituzionale, andando a definirne lo stato attuale  in relazione allo stato ideale di equilibrio costituzionale.

Tiene in uguale considerazione sintomi mentali, generali e locali e può utilizzare sia una farmaco per volta come gli unicisti, sia più farmaci (coerenti tra loro) nell’arco della stessa giornata come i pluralisti, sia farmaci complessi quando lo ritenga necessario.

Tutti i farmaci vengono prescritti sulla base della loro prevalenza costituzionale, cioè sulla capacità di interagire in maniera preferenziale con una determinata bio-tipologia di soggetti.

 

Il metodo costituzionale si basa sulla ripartizione della popolazione umana in diverse costituzioni

I criteri di attribuzione all’una o all’altra costituzione risentono di caratteristiche fisiche e mentali. 

Questo metodo presenta una serie di vantaggi rispetto agli altri in quanto permette di agire contemporaneamente su più ambiti, riducendo quindi i tempi delle terapie.

Normalmente non c’è necessità di rivedere il paziente così spesso come nell’omeopatia unicista in cui il terapeuta ha necessità  di controllare l’esaurirsi dell’azione del farmaco per passare alla nuova prescrizione per giungere alla guarigione vera e propria.

Nello specifico, individuando la costituzione di appartenenza del soggetto, il terapeuta che lavori in chiave costituzionale, può individuare e predire in maniera statistica punti di forza e punti di debolezza della costituzione, potendo così fare una prevenzione efficace delle tendenze patologiche ereditarie.

Il metodo nasce più di duemila anni fa con Ippocrate di Coo, padre della medicina scientifica e si evolve negli anni grazie agli innumerevoli contributi di  grandi medici costituzionalisti del passato (Sigaud,  Martiny, Pende e tanti altri).

Negli ultimi anni, il più grande esponente della scuola costituzionalista romana è stato il Prof. Antonio Santini (coevo del Prof. A. Negro) che operava a Roma alla fine del secolo scorso. 

 

 

“Lo studio delle costituzioni  offre al clinico la possibilità di osservare il graduale passaggio del tipo umano equilibrato dallo stato di salute a quello di malattia, 

offre al clinico la possibilità di riconoscere le varie disposizioni ereditarie e costituzionali alle malattie 

e quindi di prevenire le malattie effettuando una terapia razionale orientata  non sulla malattia, ma sull’uomo – inteso come terreno che tende ad ammalarsi”.

                                                                                                        Antonio Santini

 

Il metodo costituzionale è un metodo di semplificazione della medicina omeopatica.

1.Ripartisce la popolazione umana in diversi gruppi;

2.Individua aspetti di maggior forza e di maggior labilità tipici di ogni costituzione;

3.Stabilisce una priorità di alcuni farmaci in una determinata costituzione.

 

 

Andando ad osservare la materia medica con questa base teorica, si può parlare di farmaci carbonici, sulfurici, muriatici, fosforici 

Questo è un criterio statistico e non assoluto: probabilistico e non deterministico.

Il concetto di costituzione unisce in sé caratteri di forza e labilità, ma non necessariamente obblighi ad ammalarsi di qualcosa. 

 

L’individuo che appartiene ad ognuna delle costituzioni, pur unendo in sé forze e labilità, può mantenere una condizione di stabile benessere per lungo periodo o anche tutta la vita.

 

Mediante il metodo omeopatico costituzionale, il clinico:

1. Inquadra il paziente all’interno di una costituzione prevalente 

2.Inquadra la malattia nella giusta famiglia di tendenze patologiche (diatesi, miasmi, forze energetiche fisiopatologiche, …)

3.Cerca il farmaco giusto incrociando i farmaci appartenenti ad una data costituzione con quelli di una particolare prevalenza diatesica.

 

In buona sostanza è un metodo utile al terapeuta per non sbagliare la prescrizione e al paziente per essere sicuro dell’efficacia della terapia prescritta.

 

Gli insegnamenti del Prof. Santini sono giunti a me per tramite del mio maestro, il Prof. Dario Chiriacò, che mi ha guidato nel creare un metodo di consiglio pratico ed efficace dei farmaci omeopatici in farmacia, da utilizzare sia nelle forme acute di malattie comuni che nella loro prevenzione.

 

Lo sforzo della scuola costituzionale è stato, negli anni, quello di dare all’Omeopatia il giusto posto nella medicina attuale, soprattutto modernizzandola. Il che non vuol dire assolutamente tradire gli insegnamenti del Dottor Hahanemann, bensì attualizzarli alla luce delle moderne scoperte della medicina e della scienza.

Impensabile, oggi, non avvalersi o ignorare le moderne tecniche di diagnostica  o negare la complementarietà della medicina omeopatica rispetto alla medicina tradizionale.

 

Una leggenda vuole che un bravo medico omeopata individui il farmaco da prescrivere al paziente osservandolo attentamente nel lasso di tempo che quest’ultimo impiega tra quando apre la porta dello studio a quando si siede alla sua scrivania.

 

Non esiste un metodo migliore di un altro. Esistono solo professionisti sanitari, più o meno preparati, più o meno empatici, più o meno intuitivi, più o meno disposti a cercare e trovare delle risposte a quesiti particolarmente complessi e profondi.

 

Come diceva il mio maestro, il Prof. Chiriacò,  –Non importa con quale metodo, l’importante è “coglierci”!-

 

 

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